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Est Sularus Oth Mithas - Di Cavalieri e Cavalleria

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Novità e Articoli

Il fantasy, in generale e volendo escludere generi moderni tra i quali l'urban fantasy, verte in un tempo pseudo-medievale, che è ormai diventato un elemento fondamentale della letteratura High Fantasy o Heroic Fantasy. Questa particolare caratteristica, ovvero il fatto di vivere una storia in un momento storico ben diverso dal nostro, rende il tutto un po' più avventuroso e particolare. Inoltre, è ottimo per inserire elementi magici e fantastici che stonerebbero in un mondo attuale o fantascientifico (nel quale però si possono inserire facilmente molti elementi strani ed assurdi, come nella Guida Galattica per gli Autostoppisti).

Tuttavia, la presenza di questa epoca storica medievale porta all'ingresso di una caratteristica fondamentale di quel tempo: la cavalleria. Il cavaliere, in particolare nel periodo dall'XI al XIII secolo, era una figura nobiliare che impersonava i valori etici e morali della legalità, dell'onore e della giustizia. Diventare cavaliere, e dunque entrare a far parte di quella cerchia ristretta chiamata cavalleria, non era semplice, e spesso diventava cavaliere solamente un parente di cavaliere. Lasciando, la storia agli storici, che sicuramente meglio di me conoscono questi argomenti, potremmo un attimo fermarci a riflettere su questa caratteristica, che, fortunatamente o sfortunatamente, viene a volte persa in diverse opere fantasy.

La cavalleria in sé, come caratteristica, a mio parere aggiunge qualcosa di magico ad ogni storia. Paladini in splendenti armature, che cavalcano fieri i loro destrieri, sono immagini ammirabili, per quanto mi riguarda. La figura del cavaliere è qualcosa di maestoso ed irraggiungibile, un'entità superiore dedita, si spera, a far del bene e a far valere la giustizia. Si potrebbe pensare che i cavalieri possono trovare locazione solamente nei romanzi storici ambientati in quei periodi, ma penso che i cavalieri, presi nel modo giusto, possano essere inseriti in un contesto fantasy, rendendo in qualche modo un mondo fantastico un po' più, esotico. Forse esotico non è la parola giusta, ma voglio dire qualcosa di più completo e ideale, non so se mi spiego. Meglio continuare, forse.

Il primo romanzo che mi viene in mente parlando di cavalieri e paladini è stato ispirato da Dungeons&Dragons, celeberrimo gioco di ruolo fantasy nel quale una delle classi base è, appunto, il paladino, che incarna le caratteristiche del cavaliere medievale aggiungendoci una devozione religiosa che, nella realtà, può essere paragonata al culto cristiano dei Crociati. Parlo delle Cronache di Dragonlance, nel quale uno dei protagonisti è appunto un cavaliere, o per lo meno ne incarna le sembianze. Dedica la sua vita ad una completa devozione al prossimo e agli altri cavalieri, per il quale nutre un fondato rispetto. A Krynn, l'ambientazione dove si svolge la vicenda, i Cavalieri di Solamnia, perfetto esempio di cavalleria medievale, è composto da un ordine gerarchico composto da tre sotto-ordini. In ordine di importanza, dal più basso al più alto, troviamo l'Ordine della Corona (nel quale Sturm verrà fatto accedere), l'Ordine della Spada e l'Ordine della Rosa. In questo romanza però siamo già distaccati da ciò che era la cavalleria nel nostro mondo, perchè i Cavalieri di Solamnia, nonostante abbiano ancora un rigido e severo codice di condotta, sono ormai in rovina e dimenticati, e poco centrano nelle vicende politiche del regno.

"Est Sularus Oth Mithas"
Il mio onore è la mia vita (Giuramento Solamnico)

Poi, parlando di cavalieri, non si può non parlare del "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", diventate famose, oltre per la loro trama interessante e ben scritta, per la ispirata seria HBO. In questa saga, la cavalleria, ovvero il possedere il titolo sir, può avvicinarsi all'idea cavalleresca del nostro medioevo, in quanto questi sir si ritrovano in un gioco politico di fedeltà a proprietari di terre e castelli, struttura che riprende la classica fedeltà del vassallo al signore. Tuttavia si perde un po' la sfumatura dell'onore. Infatti solamente qua e là si possono notare sprizzi di cavalieri leali ed onorevoli, spesso e volentieri sostituiti con figure traditrici e sleali che si travestono da uomini d'onore.
La figura del cavaliere in questa saga è un elemento molto importante. Per diventare sir, devi esserne eletto da un signore più alto, e devi pronunciare la tua fedeltà ad un nobile di grado maggiore che possiede terreni. I sir sono personaggi ricorrenti che entrano a far parte integrante della trama principale. Si può ricordare Sir Davos, detto anche Cavaliere delle Cipolle, che da bandito si trasforma in nobile grazie al cibo che attraverso azioni furtive riusciva a procurare ad una città assediata. Tanto per citare qualche personaggio in più, si può nominare Sandor Clegane, il Mastino, nella sua celebre frase: "Non sono un cavaliere".
Essendo questa saga di stile fantastico ma non troppo, che tende ad avere caratteristiche quasi storiche o per lo meno verosimili, discostandosi da ambientazioni fantasy di origine nordiche piene di elfi, nani e gnomi. La presenza di questa gerarchia nobiliare in qualche modo rende più reale questo mondo immaginario, avvicinandolo di più al nostro mondo medievale, così buio ed intrigante.

In altre opere del genere non troviamo riferimenti così espliciti alla cavalleria classica. Nei libri di Tolkien non vi è alcun riferimento ad essa, ad eccezione forse per i Cavalieri di Dol Amroth. Tuttavia, molti elfi possono essere considerati alla stregua del cavalieri imperiali. Soprattutto nella Prima Era, i nobili elfi erano molto legati ad onore e giustizia (o per lo meno quella che ritenevano tale).
Qualcosa si potrebbe trovare tra le pagine de "La Via dei Re" di Brandon Sanderson. L'inserimento delle stratopiastre e delle stratolame nella storia in un certo senso va a creare una specie di super-guerrieri rispettati e temuti, che si sono guadagnati il loro equipaggiamenti in battaglia, sconfiggendo qualcuno di virtuale invincibilità. Però non vi sono ordini, né codici morali che gli Stratoguerrieri sono tenuti a seguire. Diciamo che si va a creare solamente una sorta di rispetto verso i combattenti più esperti, caratteristica riscontrabile anche in "The Heroes", che potrebbe essere pensato come titolo cavalleresco, racconto di imprese eroiche da parte di un affiatato gruppo di avventurieri erranti. Tuttavia non è così, e nel volume della cavalleria si può solo intravedere qualche accenno qua e là, senza però fondamenti.

Con un certo dispiacere noto che solamente una parte delle opere fantasy mantengono l'idea di cavalleria che ha fatto ammattire Don Chisciotte. Ovviamente posso solo fare una considerazione sulle opere da me conosciute (limitandomi in generale sono al genere fantasy, in quanto posso supporre che vi siano molti libri storici che di cavalleria ne contengono a pacchi). La figura del cavaliere mi ha sempre ispirato, in qualche modo, e spero possa continuare a venire utilizzata in modo epico e spettacolare, come è giusto che sia.