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H. P. Lovecraft - Le montagne della follia

Scritto da Paolo Casarini on . Postato in Romanzi

Non sapevo e non so quasi nulla di chi sia e cosa facesse H.P. Lovecraft, ma il suo nome non può di certo passare inosservato tra gli amanti della letturatura fantastica né per chi in qualche modo ha contatti col mondo dei giochi di ruolo. In questi ultimi il nome di Chtulu risuona incessantemente sulle copertine dei manuali, e non può in qualche modo richiamare una certa curiosità. Lovecraft è conosciuto, se non rinomato, per i suoi racconti dell'orrore, ma oltre a questa eco non avevo mai avuto modo di ritrovarmi tra le mani uno dei suoi scritti.

"Le montagne della follia" non è un vero proprio romanzo, e a leggerlo si ha più la parvenza si tratti di una sorta di racconto lungo, più incentrato su una scena singola che su una lunga costruzione narrativa. Di fatto, la prima parte sembra una vera e propria descrizione atta a preparare la scena finale, un lento avviarsi verso ciò che dà il nome e il tema al romanzo stesso.
Protagonista del libro è un geologo che partecipa a una spedizione di ricerca tra i ghiacci dell'Antartide. La narrazione di Lovecraft è precisa e rigorosa, non sarebbe difficile credere che fosse proprio un geologo l'autore del romanzo. Le rocce sono descritte nei dettagli, l'analisi scentifica è curata e approfondita, i termini sono ricercati: la precisione di linguaggio avvicina la storia più che mai al verosimile, per poi sbizzarrirsi nel racconto di genere in un momento successivo.

L'elemento caratterizzante della storia e della narrazione è quello del mistero, che a parer mio in questo romanzo non sfocia mai nel tanto citato orrore. Tra le montagne antartiche gli scienziati troveranno infatti resti di antiche civiltà, forse più antiche dell'uomo stesso, i cui segreti sono tutt'altro che rivelati.
Non è possibile dire di più a chi non abbia ancora letto il libro senza la paura di rivelare qualcosa di troppo; in ogni caso la struttura è molto articolata per riuscire davvero a anticipare ciò a cui si andrà incontro.

"Le montagne della follia" esercita, sul lettore, un'attrazione folle, causata dal mistero e dallo stile narrativo che Lovecraft utilizza (rinnegando, ad esempio, ogni forma di dialogo, come in un lungo monologo ammaliante), simile al comportamento dei protagonisti verso i luoghi che trovano in quel mondo desolato. Ed anche una volta concluso non tutto è giunto a una fine, e ancora un'eco di mistero, di follia permane irrequito tra le sue pagine.
Una lettura veloce ma potente, in grado di smuovere antiche leggende e di richiamare alla mente immagini impensabili, che di certo si addice a una vasta gamma di lettori. Il commento finale è sicuramente positivo, e non mancherò l'occasione di allargare ulteriormente la mia biblioteca lovecraftiana.